lunedì 14 maggio 2012

Riconoscibilità e Bellezza...


Architettura -Uomo-Bellezza
Una relazione aperta, atavica. Mai esaustiva.
Una relazione fisica e di pensiero…





















La Bellezza,  nella sua complessa accezione o semplice riconoscibilità,
non  credo stia negli occhi dell’osservatore ma nella mente.
La mente stabilisce  relazioni primordiali con uomini e intorno riconoscendone bellezza:
nel pensiero, nella voce, nella musica, nel profumo...
in quell’uomo, in quella donna, in quell’architettura, in quel deserto...
Dall’attrazione mentale, luogo astratto di un caos dichiarato,
imprevedibile e incontrollabile, derivano sia inclinazioni culturali sia  propensioni fisiche:
verso qualcosa e qualcuno.

I soli  occhi ingabbiano visioni quotidiane,  riproducono immagini consuete e
perentorie, leggono modelli  che traducono in consuetudini  da cui difficilmente ci si libera…
La  mente dissolve pregiudizi,  ricerca spazi, consente osservazioni  e riconosce libertà.
La mente libera scelte ed azioni, libera l’uomo alla riconoscibilità della Bellezza
a cui l’architettura non si sottrae.

Nella quotidianità siamo soggetti a continui stimoli, a nuove idee e proposte,
a  visionare opere reali e progetti, ad emettere giudizi  tra  turbinio ed accelerazione
di un susseguirsi quasi irreale di immagini.
Osserviamo, osserviamo, osserviamo…




Ma poco rimane e si sofferma.  
E non sarà ciò  che appare agli occhi.
Saranno quelle Architetture di Bellezza  stabili e permanenti nei nostri pensieri,
quelle che ci accompagneranno nella quotidianità,
quelle che per noi hanno e continueranno ad avere significato,
quelle a cui facciamo e faremo riferimento…
Forse inopportune, forse ingombranti, forse inappropriate,
forse non corrispondenti ad ideali prefissati ma profondamente nostre.
E di esse, per ciascuno di noi, molto rimarrà sempre da dire…




La Bellezza appare nella mente liberata.
Di ciascuno di noi, architetto...
Un abbraccio.
Raffaella Colombo




















Venice foto di Daniele Pirola 




"...Vi sono degli istanti in cui il mio corpo si illumina... E' molto curioso. Improvvisamente io posso vedere in me stesso... distinguo la profondità di certi strati delle mie carni; e sento delle zone dolorose, anelli, poli, pennacchi di dolore. Vedete queste figure vive? Questa geometria delle mie sofferenze? Vi sono lampi che assomigliano alle idee. Essi fanno comprendere da qui a lì. Tuttavia mi lasciano incerto. Quando la cosa sta per prodursi, riscontro in me stesso qualcosa di confuso o di diffuso. Si producono nel mio essere dei luoghi ... nebbiosi; appaiono delle spianate. Allora traggo dalla mia memoria una domanda, un problema qualsiasi ... E mi concentro. Conto dei granelli di sabbia e finché li vedo..."  Paul Valéry  Monsieur Teste














4 commenti:

  1. Massimiliano G.14 maggio 2012 20:30

    Voglio fare davvero i complimenti per questo blog. Gli scritti di Raffaella Colombo mi piacciono moltissimo ma anche le foto che scegliete. Queste di Venezia rappresentano bene il testo e questa bella considerazione "Ma poco rimane e si sofferma. E non sarà ciò che appare agli occhi.Saranno quelle Architetture di Bellezza stabili e permanenti nei nostri pensieri..." Verissimo. Ciao. Massimiliano

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  2. Bello lo scritto e le foto!! Buongiorno prof.

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  3. Pochi potrebbero dire che la scelta che lei ha fatto della prima immagine che appare in questo scritto rappresenti una "bellezza", ma questo è proprio quello che vuole dire se ho capito bene. Ognuno trova nella propria mente la bellezza. Interessanti considerazioni ben scritte. Un saluto da un architetto che non conosce ma è come se io la conoscessi. Giuseppe

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  4. Mi piace come parli di architettura da punti di vista che risultano
    strani e poco scontati a volte e questo tuo modo di osservare e scrivere è molto interessante. un saluto da uno sconosciuto di Roma.Ciao!

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