venerdì 25 maggio 2012

Nuovi giardini contemporanei. A Milano.
































Ottagono numero 247  Febbraio 2012  
Ambiente Urbano
DIALOGARE CON LA NATURA

In questo numero della prestigiosa rivista internazionale Ottagono, vi è uno specifico contributo di Silvia Airoldi dal titolo “ Nuovi giardini contemporanei” inerente a tre  progetti, per la riqualificazione di microspazi urbani a Milano, elaborati dagli studenti: Miguel Brembilla, Chiara Somalvico, Serena Mercandelli, Marco Ghezzi,  Francesca Finotti,Valeria Magni, Elisa Sironi, Sergio Facchetti, Giorgio Colombo, Nicola Livio, Riccardo Colombo, della Facoltà di Architettura Civile del Politecnico di Milano all'interno del corso di “Analisi e progetto del giardino contemporaneo” -Professoressa Raffaella Colombo- durante l'anno accademico 2010-11.



Alla redazione e a Silvia Airoldi un particolare ringraziamento per aver scelto e "sostenuto" progetti culturali qualitativi sviluppati in ambito universitario dandone visibilità. RC. 
















































Stralcio della pubblicazione e dei progetti 


City Roots 
Students:Giorgio Colombo, Nicola Livio, Riccardo Colombo
Via Torino, Milano












Kilometrami
Students:Miguel Brembilla, Chiara Somalvico, 
Serena Mercandelli, Marco Ghezzi























Panta Rei
Students:Francesca Finotti,Valeria Magni,
Elisa Sironi, Sergio Facchetti











sabato 19 maggio 2012

Africa. Architetti tra contrasti e passione...





Conference
Politecnico di Milano. Facoltà di Architettura Civile
Mercoledì 23 Maggio 2012


a cura di
Analisi e Progetto del Giardino contemporaneo
Prof. Raffaella Colombo

Architettura del paesaggio
Africa: paesaggio nella  cultura dei luoghi.

Architettura Vera


intervengono:

Raffaella Colombo
Politecnico di Milano, Scuola di Architettura Civile
Biomi, identità locali, resilienza, ritualità.
Architetti dal “cuore di tenebra” tra contrasti e passione.

Emilio Caravatti
Politecnico di Milano, Scuola di Architettura e Società
Cambiare lo sguardo: esperienze da un mondo altro.
















































lunedì 14 maggio 2012

Riconoscibilità e Bellezza...


Architettura -Uomo-Bellezza
Una relazione aperta, atavica. Mai esaustiva.
Una relazione fisica e di pensiero…





















La Bellezza,  nella sua complessa accezione o semplice riconoscibilità,
non  credo stia negli occhi dell’osservatore ma nella mente.
La mente stabilisce  relazioni primordiali con uomini e intorno riconoscendone bellezza:
nel pensiero, nella voce, nella musica, nel profumo...
in quell’uomo, in quella donna, in quell’architettura, in quel deserto...
Dall’attrazione mentale, luogo astratto di un caos dichiarato,
imprevedibile e incontrollabile, derivano sia inclinazioni culturali sia  propensioni fisiche:
verso qualcosa e qualcuno.

I soli  occhi ingabbiano visioni quotidiane,  riproducono immagini consuete e
perentorie, leggono modelli  che traducono in consuetudini  da cui difficilmente ci si libera…
La  mente dissolve pregiudizi,  ricerca spazi, consente osservazioni  e riconosce libertà.
La mente libera scelte ed azioni, libera l’uomo alla riconoscibilità della Bellezza
a cui l’architettura non si sottrae.

Nella quotidianità siamo soggetti a continui stimoli, a nuove idee e proposte,
a  visionare opere reali e progetti, ad emettere giudizi  tra  turbinio ed accelerazione
di un susseguirsi quasi irreale di immagini.
Osserviamo, osserviamo, osserviamo…




Ma poco rimane e si sofferma.  
E non sarà ciò  che appare agli occhi.
Saranno quelle Architetture di Bellezza  stabili e permanenti nei nostri pensieri,
quelle che ci accompagneranno nella quotidianità,
quelle che per noi hanno e continueranno ad avere significato,
quelle a cui facciamo e faremo riferimento…
Forse inopportune, forse ingombranti, forse inappropriate,
forse non corrispondenti ad ideali prefissati ma profondamente nostre.
E di esse, per ciascuno di noi, molto rimarrà sempre da dire…




La Bellezza appare nella mente liberata.
Di ciascuno di noi, architetto...
Un abbraccio.
Raffaella Colombo




















Venice foto di Daniele Pirola 




"...Vi sono degli istanti in cui il mio corpo si illumina... E' molto curioso. Improvvisamente io posso vedere in me stesso... distinguo la profondità di certi strati delle mie carni; e sento delle zone dolorose, anelli, poli, pennacchi di dolore. Vedete queste figure vive? Questa geometria delle mie sofferenze? Vi sono lampi che assomigliano alle idee. Essi fanno comprendere da qui a lì. Tuttavia mi lasciano incerto. Quando la cosa sta per prodursi, riscontro in me stesso qualcosa di confuso o di diffuso. Si producono nel mio essere dei luoghi ... nebbiosi; appaiono delle spianate. Allora traggo dalla mia memoria una domanda, un problema qualsiasi ... E mi concentro. Conto dei granelli di sabbia e finché li vedo..."  Paul Valéry  Monsieur Teste














giovedì 3 maggio 2012

Natura in Architettura.































Conference
Politecnico di Milano
Scuola di Architettura Civile

mercoledì 9 Maggio 2012
a cura di 
Analisi e progetto del giardino contemporaneo
docente: Raffaella Colombo


Architettura del Paesaggio
Natura in Architettura.
Potenziale invisibile e cultura del progetto.


Raffaella Colombo
Scuola di Architettura Civile, Politecnico di Milano
Installazioni e Architettura naturale.
Architetto, qual è la tua vera natura?
Marco Engel
Vice Presidente Ordine degli Architetti di Milano
Il verde di Milano: gli episodi e la trama.
Dai giardini urbani alle reti verdi metropolitana e regionale





installazioni di Nils Udo



Parleremo di natura non come ovvia evidenza.
Natura non  solo come paesaggio fisico e componenti naturali.
Si parlerà di relazioni tra uomo e natura, di cultura del progetto e paesaggio antropico,
si parlerà di trame verdi nel tessuto urbano milanese, delle sue reti verdi metropolitane e regionali,
di giardini urbani pubblici e di sviluppi futuri.
Si parlerà di Architettura naturale, di uomini artisti che lavorano e plasmano opere, intrecciano cultura.
Si parlerà di natura anche come interiorità. Naturaleza…
Di che natura sei architetto? E le tue scelte, fisiche ed interiori derivano da essa?
Il deserto come paesaggio naturale corrisponde alla tua natura selvaggia, o la tua natura isolata,
il tuo sentire desertico, corrispondono al paesaggio caotico e selvaggio in cui ti muovi? Ed altro...
Le tue architetture come nascono da metalli, vetri, cemento o terra, fango, rami intrecciati, foglie…?
E ancora, la natura dell'uomo lo indirizza verso scelte di luoghi precisi in cui stare...?
L’uomo avverte quale sia la sua vera natura in un sistema umano ed ambientale in continua evoluzione?
La natura è anche indole e si caratterizza come interiorità, come intima predisposizione alla vita.
Con l’arte si ritrovano punti stabili ed equilibri che avvicinano interiorità ed esteriorità,
attraverso un potenziale invisibile che appare a chi si predispone ad accoglierlo…
Possiamo insegnare ad altri ad osservare particolari, ma il potenziale invisibile è individuale.







Alla tua natura, architetto…
Raffaella Colombo










venerdì 20 aprile 2012

Non nell'illusione...



Non credo abbia  senso permanere nell’illusione.


Talvolta comprimere razionalmente  uno spazio interiore,
rendendolo buio e circoscritto, senza più estensione,
significa aver acquisito consapevolezza e individuato l’impossibile.
Significa allontanarsi da quella precipua e spesso tormentante idea
percepita all’improvviso come  illusione
che non corrisponde mai al sogno,
la cui essenza è speranza…
Sogniamo sperando che i sogni si avverino…”


Significa rendere quell'antro della nostra anima
non più accessibile all’impossibilità
apponendo ad esso un salutare sigillo.
Chiudere per aprire al nuovo.
Nuovo spazio...
Significa non soffermarsi nell’accanita ottusità.
Poiché l’architettura si apre alla vita solo con progetti e opere. 
Spesso semplici pertugi,  ma concreti
e con la luce del sole  che arroventa le pareti
e architetti che ne avvertono il calore
e toccano e non temono  ustioni…
Architetti con desideri di concretezza. 

A nuove consapevolezze, a cambiamenti,  
a nuovi sogni...
Al coraggio dello spazio liberato. 
A nuovi percorsi, in ciascuno di noi...
Raffaella Colombo





“…Dobbiamo scoprire che pensare la realtà è, tra tutte, l'avventura più difficile. Significa navigare tra mutilazione e confusione, tra sclerosi e deriva, tra razionalizzazione e irrazionalità, assieme e contro ragione e follia... Il Problema - il gioco del pensiero- è di lasciarci intrattenere abbastanza dalle nostre pulsioni nella misura in cui esse ci regalano immaginazione e invenzione, ma senza cessare di controllarle, senza cessare di mettere alla prova quello che costituisce la sola e la più potente resistenza alle nostre razionalizzazioni: la complessità del reale. E' in quel momento che la complessità del reale può stimolare la complessità del pensiero. …” 
Edgar Morin  Introduzione al pensiero complesso


"...L'uomo invidia l'animale, che subito dimentica [..] l'animale vive in modo non storico, poiché si risolve nel presente, l'uomo invece resiste sotto il grande e sempre più grande carico del passato: questo lo schiaccia a terra e lo piega da parte. Per ogni agire ci vuole oblìo: come per la vita di ogni essere organico ci vuole non solo luce, ma anche oscurità. La serenità, la buona coscienza, la lieta azione, la fiducia nel futuro dipendono [..] dal fatto che si sappia tanto bene dimenticare al tempo giusto, quanto ricordare al tempo giusto..."
F. Nietzsche  Considerazioni inattuali











giovedì 29 marzo 2012

Domande "ecosostenibili" a Raffaella Colombo




Dieci domande a Raffaella Colombo
intervistata da: Bita Rajabbolukat, Colombo Francesca,
                       Valeria Ferti, Ilaria Feridiè Parmeggiani
International Workshop Ecoweek 2011- Milan-
Politecnico di Milano


INTERVIEW BY: Bita Rajabbolukat, Colombo Francesca

Riteniamo di fondamentale importanza per la formazione di una figura professionale completa,
specie quella dell’Architetto, l’esperienza derivante dal viaggiare, dal conoscere e scoprire con i propri occhi realtà di architetture e culture simili o estremamente differenti dalle proprie.
Nel suo caso quale viaggio l’ha particolarmente segnata per quanto riguarda il suo pensiero e il suo modo di progettare?
RC. Il mio essere architetto e paesaggista deriva dall’essere esploratrice e studiosa di antropologia.
Esploratrice di luoghi e di relazioni umane. In cui il viaggio fisico e non virtuale risulta come una
personale necessità di vita.
Devo spostare il corpo.
Per capire, devo esserci fisicamente. Stare.
Per progettare devo andare sul luogo.
Osservare e cogliere peculiarità, individuare tracce, toccare, annusare…
Viaggiare significa disponibilità, seppur inconscia, ad abbandonare i propri luoghi comuni
arricchendosi di cultura. Significa confronto.
Allora, ogni viaggio stratifica la formazione, sedimentandola.
Tuttavia sento casa in centro e sud America, India e Indonesia. 
Lo studio approfondito in università delle civiltà mesoamericane e la successiva lunga permanenza tra piccoli  paesi del Messico, Guatemala, Belize e Colombia per approfondimenti e ricerche didattiche universitarie inerenti alle culture Olmeche,Tolteche, Huaxteche, Totonache, Maya...è risultatata fondamentale per comprendere capacità e precisione costruttiva di sistemi architettonici all’ apparenza liberamente collocati su piani aperti ma in realtà di estrema complessità culturale e teorica. 
L’India, tra Srinagar, il Rajastan e il Kerala, per le lunghe ricerche storiche e i rilievi in loco di giardini e architetture Moghul. L’idonesia, tra Sumatra, Lombok e il Celebes, sostando per mesi tra per splendide architetture lignee decorate con colori naturali delle popolazioni Toraja, apprendendo il radicato sistema di vita collettivo, socio-ambientale, "solidale" e spirituale.
We consider of fundamental importance for the formation of a complete professional man,
especially the architect, the experience gained from travel, from learning and discovering with your own eyes the reality of architecture and culture similar or extremely different from your own environment. In his case, which travel was particularly marked you with regard to your thinking and your approach to your design style?
My being as an architect and a landscape designer derives from being an explorer and anthropologist:
explorer of places and human relationships, where the physical (not virtual!) 
travel is like a personal necessity of life.
[...]Travelling means to be open, albeit unconsciously, to abandon your common places and enrich your culture. It means comparison. Each travel stratifies the formation, let it sediment. However I feel at home in Central and South America, India and Indonesia. The deep study in university of the Mesoamerican civilizations and the subsequent long period between the villages of Mexico, Guatemala, Belize and Colombia for deepening my knowledge and researching about the Olmec, Toltec, Totonac, Huaxteca and Maya cultures, was crucial to understand their skills and precision for the construction of these architectural systems, only in appearance collocated in open grounds, but in reality with a very complex culture. (...)



“…Mi professo studioso assai scrupoloso della natura umana e vivisettore dei miei stessi sbagli. Ho scoperto che l’uomo è superiore al sistema che propugna. Sono in effetti un sognatore pratico. I miei sogni non sono impalpabili nullità. Voglio convertire il più possibile i
miei sogni in realtà…” Gandhi, Harijan 1939
Partendo da questa citazione che ha riportato all’interno del suo corso universitario “Analisi e
progetto del giardino contemporaneo”, quanto ritiene che i progetti di idee scaturiti dai suoi studenti, che mirano alla riqualificazione di alcuni microspazi milanesi, possano realmente trovare riscontro in un progetto realizzabile?
RC. E’ necessario che le idee scaturite all’interno delle università trovino spazio di visibilità e
riconoscimenti adeguati all’esterno delle stesse, affinché si entri in un circuito anche economico
positivo. Come accade in tante università americane. Gli studenti con i docenti progettano ma realizzano anche alcune opere.
‘’[…] I am indeed a practical dreamer. My dreams are not ethereal void. I want to convert as much as possible my dreams into reality ..." Gandhi, Harijan
1939 Starting from this quotation that you brought within your university course , how do you think that the preliminary designs and ideas coming from your students, aimed at upgrading some microspaces in Milan, can be really reflected in a feasible project?
Ideas, created inside universities, should find an adequate space of visibility 
and recognition outside, in order to enter in a positive economic circuit. 
As in many American universities, students design and implement with teachers some of the works.


Perché a parer suo lo spazio pubblico in Italia è vissuto in modo diverso nelle città estere, uno tra gli esempi più salienti Barcellona?
RC. Ancora viviamo di tradizione dell’hortus conclusus.
Un sistema difficile da scardinare. Per quanto siano passati secoli…
E lo spazio pubblico viene percepito come spazio d’altri. Questo è il "focus".
Why, in your opinion, the public spaces in Italy is experienced differently from foreign cities? One example above all is Barcelona.
Here in Italy, we are still living in the tradition of the ‘hortus conclusus’. A difficult system to disrupt.
Although centuries have passed, the public space is perceived as "space of others". This is "the focus".



È lo spazio che condiziona il pensiero delle persone che lo abitano (per esempio la decisione di usufruirne o meno in base alle possibilità che offre) o è la forma mentis delle persone a prediligere la sola realtà privata piuttosto che investire sulla valorizzazione di luogo pubblico?
RC. La forma mentis italiana a cui accennavo, seppur generalizzando, 
sostiene il concetto di isolamento nel privato. Pertanto si investe culturalmente poco nello spazio pubblico ed i progetti risultano di scarsa qualità seppur di elevato dispendio economico. Un assurdo.
E il meccanismo risulta involutivo poiché non induce a frequentare questi spazi progettati.
Lo spazio pubblico italiano risulta snaturato nel profondo significato di collettivo e condiviso. Modificare in parte questo modo di pensare, significa aprire a progetti qualitativi riconoscendoli.
Significa affermare cura e attenzione per questi nostri spazi . Non d’altri…
Are the spaces that affects the thinking of people who live in them (for example the decision to use them or not, according to the possibilities it offers) or is the mindset of people to prefer only the private reality rather than invest and increase of the value of public place?
The Italian mindset, I mentioned before, although generally speaking, 
supports the concept of isolation into the private. Therefore, cultural investments are poor in the public space and the quality of projects is low, even though the financial price is high. Absurd.
And the mechanism is regressive because it leads to not frequent these designed spaces. Italian public
space is distorted in the deeper meaning of shared and collective space.
The partial changing of this mindset means to be open to the high quality projects an appreciate them because that are ours. Not them.




Quale tra gli architetti contemporanei si avvicina più al suo pensiero e concezione di spazio pubblico
In che occasione ha avuto modo di confrontarsi e conoscere il pensiero di questo architetto?
RC. Al di sopra di tutti, Leonardo da Vinci, che considero estremamente contemporaneo 
sia per la genialità del suo articolato pensiero sia per caparbietà nel tradurre le sue macchine desideranti in realtà e non per se stesso. 
Lo "spazio pubblico" è culturale, pertanto penso ad architetti vivi e morti in forma atemporale e lineare, a poeti, filosofi, artisti, a coloro nei quali individuo contributi tesi a migliorare la qualità di vita delle persone,
senza preclusioni o modelli da far applicare. 
Tra essi:Pablo Picasso, Eugenio Montale, Bramante, Mies van der Rohe, Vitruvio, Kant, Aristotele, Italo Calvino, Pablo Neruda, Luis Kahn, Burle Marx, Bach, Alvar Aalto, Isamu Noguchi, Jellicoe, Carlo Scarpa, De Chirico, Raffaello…
Tra le scuole di pensiero il Movimento Moderno e la Scuola della Catalunya degli anni ottanta in Barcellona,
con le lungimiranti decisioni politiche di Bohigas di una strategia puntuale, coordinata e sistemica per contrastare il selvaggio sviluppo edile a favore di progetti pubblici di architettura del paesaggio 
e la strenua difesa di Solà Morales degli spazi aperti.
Al contrario, escluso Renzo Piano, patrimonio dell’umanità,
non penso a nessun progettista italiano vivente per quanto attiene ad opere di spazio aperto pubblico
e non lo ritengo un mio limite...
Which of contemporary architects is closer to your thought and concept of 'public space'? 
On which occasion had you the opportunity to meet and know the mind of this architect?
Leonardo da Vinci is above all, which I consider very contemporary for the brilliance of his articulated
thoughts and stubbornness in translating his desiring machines in reality.. and not for himself. The "public space" is cultural, for this reason I also think, in a timeless form, of living and dead architects, poets, philosophers, artists, those which individual contributions aimed at improving the quality of life with their open minds, without preclusive thoughts. Among them:Pablo Picasso, Eugenio Montale, Bramante, Mies van der Rohe, Vitruvio, Kant, Aristotele, italo Calvino, Pablo Neruda, Luis Kahn, Burle Marx, Bach, Alvar Aalto, Isamu Noguchi, Jellicoe, Carlo Scarpa, De Chirico, Raffaello… Among the schools of thought: the Modern Movement and the School of Catalunya in Barcelona of the eighties and with the strong defence of open spaces of Solà Morales. On the contrary, with the exception of Renzo Piano, a World Heritage, I do not think of any living Italian designer with regard to works of public open space
and I do not think this is a limit from me... 


pubblicato per Ecoweek 2011.


Raffaella Colombo
Landscape architect, graduated in Architecture at the Politecnico of Milan, Italy.
She has been teaching at the Faculty of Architecture at the Politecnico of Milan since 1991 and she is teaching professor at the course of "Analysis and design of the contemporary garden“ now . She has taken part to landscape stages in Australia, India, Mexico, Colombia and she has been invited to participate in international competitions. She writes for cultural magazines. Her studies and activities reach out toward the private and public landscape design in an urban and environmental dimension.



INTERVIEW BY : Valeria Ferti,  Ilaria Feridiè Parmeggiani

Quali sono cinque immagini che la portano a pensare ad un “Mondo ecosostenibile”?
RC. Tralasciando che cosa si intenda per ecosostenibilità in Italia, in cui tutto sembra esserlo…
non penso ad un “Mondo ecosostenibile” attraverso immagini 
ma attraverso sistemi di relazione culturali da cui possano derivare consapevolezza 
e vera sostenibilità agli ecosistemi. 
Pertanto parlo di cultura e sostegno verso fragilità ambientali  a partire da quella umana. 
Da cui non prescindono. Parlo di Architettura Vera.
Le immagini quindi potrebbero essere indifferentemente tutte quelle che narrano di vita quotidiana
e non di scenografie immortalate per riviste.
What are five images that take you to think of a "sustainable world"? 
Leaving aside what is meant by sustainability in Italy, where everything seems to be so...

I do not think about a "sustainable world" through images
but about cultural relathionship systems that might generate awareness 
and true sustainability to ecosystems
Therefore I talk about culture and support towards environmental fragilities
starting from the human once. From which they are not independent
I'm talking about True Architecture.

Images, therefore, may be any of those that tell about everyday life, and not about captured scenes for magazines.


E quindi se la sostenibilità fosse una persona chi sarebbe?
RC. Non ho dubbi: Gandhi. Un sognatore pratico. Per rettitudine, riconoscibilità delle incoerenze, onestà intellettuale e desiderio di tramutare sogni personali e collettivi in realtà. Tutto ciò di cui necessita il Pianeta.
So if sustainability was a person who would it be?
I have no doubts: Gandhi. A practical dreamer. For righteousness, recognition of inconsistencies, intellectual honesty and desire to turn personal and collective dreams into reality. All things that our Planet needs.


Quali riferimenti consiglierebbe per progettare un’ architettura in equilibrio con l’ambiente?
RC. Parlare di equilibrio è esprimersi in termini di Bellezza.
Ed io la intravedo spesso dove i conservatori del paesaggio parlano di disequilibri.
Ad esempio, considero le infrastrutture come servizi necessari, pertanto lacerazioni sul territorio risolte in positivo.
E l’architettura del paesaggio come “progetto del nuovo” sempre  sovrapponibile  al segno storico.
Tra i riferimenti individuerei alcune architetture scevre ed intellettuali di Luis Barragan, Carlo Scarpa, Alvaro Siza, Tadao Ando; le architetture vegetali, in autocostruzione,  preziosamente “tessute” a mano di Giuliano Mauri, Patrick Dougerthy e dei natural artists e tutte le green architectures vernacolari nate anche da materiali di riciclo.
What references do you recommend for designing an “architecture in harmony with the environment”?
Talking  about harmony means to express oneself in terms of Beauty.
And I often catch glimpses of it, where the landscape conservatives talk about imbalances.
For example, I consider infrastructures as necessary services,
lacerations on the territory resolved positively.
And landscape architecture as a "project of the new" always comparable to historical signs.
Among the references
I would identify some devoid and intellectual architectures by Luis Barragan, Carlo Scarpa, Alvaro Siza, Tadao Ando, vegetal architectures which build themselves, preciously "woven" by hand by Giuliano Mauri, Patrick Dougerthy and by natural artists and all the vernacular green architectures also born from recycled materials.


E invece da quale dei suoi progetti si sente più rappresentata?
RC. Da nessuno. Realizzare giardini e progetti di spazio aperto privati per una committenza borghese e privilegiata può arricchire in termini economici ma non mi rappresenterà mai.
Pertanto ogni progetto, seppur sentito, appena diviene opera viene consegnato e dimenticato.
Penso più a ciò che farò. Al potenziale aperto da cui derivano progetti futuri. Al divenire.
Questo mi interessa realmente.
Which of your projects represents you the most?
None. Making private gardens and open space projects for a privileged middle class, enriches in economic terms but
it will never represent me.
Therefore every project, even if felt, as soon as it becomes real it is delivered and forgotten.
I prefer to think about what I'll do. About the open potential from which future projects derive. About what will be. This really interests me.


E’ magari piuttosto un progetto di vita. Mi viene in mente la libertà che propone quando insegna, dove liberi non si è da qualcosa ma per qualcosa.
Ancora una domanda: Foglio bianco, prendo la matita e…
RC. Disegno e scrivo liberamente. Nel caos totale, sovrapponendo sfrenata fantasia a realtà e così, 
senza rapporti di scala e logica, compaiono scritte, citazioni, alberi alati, cavalli, labirinti, dirupi…
Ciò che appare è una sorpresa. Per me stessa. Poi osservo, analizzo, critico e critico...
Ridisegno: sottraendo, cambiando, variando, ma sempre disegnando.
La programmazione  e il bel disegno non mi appartengono per forma mentis e neppure lo desidero.
 Maybe it is, rather, a life project. I’m thinking about the concept of freedom you propose when you teach: you are not free from something but for something.
One more question: White sheet, take a pencil and ...
I draw and write freely. In the total chaos, overlapping unbridled imagination to reality and so, without scale proportions and logic, appear writing, quotes, winged trees, horses, mazes, cliffs ... what appears is a surprise.  For myself. Then I observe, analyze criticize and criticize...
I draw again: subtracting, changing, varying, but always drawing.
Programming and beautiful design don’t belong to my mindset, and I don’t want this either.



Published interview for "International Workshop Ecoweek Milan 2011"









 progetto e disegni di Raffaella Colombo